Storia

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Ordine Militare d'Italia

L’Ordine militare d’Italia è un’istituzione della Repubblica italiana destinata a ricompensare «le azioni distinte compiute in guerra da unità delle forze armate nazionali o da singoli militari ad esse appartenenti, che abbiano dato sicure prove di perizia, di senso di responsabilità e di valore».

GLI STATUTI DEL 14 AGOSTO 1815

Vittorio Emanuele I, quindi istituiva e fondava un Ordine esclusivamente destinato ai Militari dichiarando di non volerlo mai accordare sul campo di battaglia, ma dopo maturo esame e sul rapporto di un Consiglio composto dai membri dell’Ordine.

In premessa il re riservava a sé stesso e ai suoi successori la carica di “capo e gran maestro”. Erano poi stabiliti la “divisa”, la ripartizione in quattro “classi”, le cariche di cancelliere, tesoriere, segretario e araldo, nonché le disposizioni sulla sede degli uffici (segreteria, cancelleria, archivi e tesoreria), sulla chiesa e sulla festa annuale dell’Ordine (ricorrente nel giorno del Beato Amedeo).

Differentemente dalla regola generale delle ricompense militari, la concessione non avveniva su proposta del superiore, ma a domanda. Una clamorosa anomalia, che tuttavia era motivata dal fatto che, almeno nell’immediato, le concessioni si riferivano a commutazioni di ricompense preesistenti (medaglia al valore e croce mauriziana) oppure delibazioni di quelle concesse da Napoleone.

Diversamente dal regolamento sulla medaglia al valore gli attuali Statuti stabilivano tre requisiti generali per ottenere il riconoscimento:

che l’azione fosse avvenuta “in battaglia, o in altro fatto di guerra”;
che fosse “valorosa, prudente, segnalata, personale ed evidente”;
che fosse di iniziativa o non comandata.

GLI STATUTI DEL 14 AGOSTO 1815CARLO ALBERTO E IL RIPRISTINO DELLA MEDAGLIA AL VALORE

Vittorio Emanuele I, quindi istituiva e fondava un Ordine esclusivamente destinato ai Militari dichiarando di non volerlo mai accordare sul campo di battaglia, ma dopo maturo esame e sul rapporto di un Consiglio composto dai membri dell’Ordine.

In premessa il re riservava a sé stesso e ai suoi successori la carica di “capo e gran maestro”. Erano poi stabiliti la “divisa”, la ripartizione in quattro “classi”, le cariche di cancelliere, tesoriere, segretario e araldo, nonché le disposizioni sulla sede degli uffici (segreteria, cancelleria, archivi e tesoreria), sulla chiesa e sulla festa annuale dell’Ordine (ricorrente nel giorno del Beato Amedeo).

Differentemente dalla regola generale delle ricompense militari, la concessione non avveniva su proposta del superiore, ma a domanda. Una clamorosa anomalia, che tuttavia era motivata dal fatto che, almeno nell’immediato, le concessioni si riferivano a commutazioni di ricompense preesistenti (medaglia al valore e croce mauriziana) oppure delibazioni di quelle concesse da  Napoleone.

Diversamente dal regolamento sulla medaglia al valore gli attuali Statuti stabilivano tre requisiti generali per ottenere il riconoscimento:

  • che l’azione fosse avvenuta “in battaglia, o in altro fatto di guerra”;
  • che fosse “valorosa, prudente, segnalata, personale ed evidente”;
  • che fosse di iniziativa o non comandata.

CARLO ALBERTO E IL RIPRISTINO DELLA MEDAGLIA AL VALORE

Salito al trono Carlo Alberto istituì, con Regie Patenti, il 27 aprile 1831 l’Ordine Civile di Savoia, allo scopo di compiere e perfezionare l’opera iniziata da Vittorio Emanuele I con l’Istituzione dell’Ordine Militare. Il richiamo all’Ordine Militare, implicito nel nome ed esplicito nella premessa alla statuto del nuovo Ordine Civile di Savoia, dava risalto al diverso regime, caratterizzato dal numero chiuso (massimo 40 cavalieri).

Questo intenzionale parallelo tra i due Ordini di Savoia sembrava preludere ad una modifica in senso restrittivo di quello Militare. Ciò avvenne, prima con il Regio Vigletto del 16 marzo 1833 che sopprimeva la segreteria dell’O.M.S., trasferendone le incombenze alla segreteria di guerra e marina, e stabilendo la non ammissibilità delle domande “per ottenere decorazioni o cambiamento di classe per fatti anteriori alla data del Regio Viglietto….”

Pur senza precludere la possibilità di nuovi conferimenti, il Regio Viglietto del 16 marzo sembrava indicare l’intenzione di congelare l’Ordine, trasformandolo in un istituto ad esaurimento e  prevedendo, per premiare i valorosi, un altro tipo di decorazione, più legato alla tradizione militare piemontese.

Infatti con altro Regio Viglietto del 26 marzo il re ripristinò le medaglie al valore, in quanto i criteri stabiliti dagli statuti dell’Ordine Militare di Savoia furono considerati “severi” e non avrebbero consentito di premiare “molte … azioni di vero e segnalato valore”.

VITTORIO EMANUELE II E LA RICOSTRUZIONE DELL’O.M.S.

Il 28 settembre 1855 con Regio Decreto n. 1114 il nuovo re, Vittorio Emanuele II approvò il nuovo statuto dell’Ordine Militare di Savoia, abrogando la concessione a domanda, adottando come sistema generale la concessione su proposta del ministro. Il provvedimento, motivato esplicitamente in premessa dal riferimento “alle Nostre armate di terra e di mare, di cui parte ora sta combattendo in Oriente” seguiva di poco la notizia della battaglia della Cernaia (16 agosto) in cui si era distinto il Corpo di Spedizione in Oriente.

Il nuovo statuto  abrogava espressamente quello del 1815 riducendo a ben poco i requisiti per la concessione, rimettendola quasi del tutto alla discrezionalità del sovrano. Infatti la ricompensa non era più riferita ad una “azione” particolare (compiuta in battaglia, valorosa, prudente, segnalata, personale evidente e non comandata) ma a semplici “servizi distinti”. La condizione che fossero “resi in guerra” era inderogabile solo per la prima classe (gran croce) riservata agli alti comandanti.

Paradossalmente con nuovo sistema era più facile guadagnare una croce in tempo di pace che in tempo di guerra. 

L’ORDINE MILITARE D’ITALIA

(la riforma del 1947  e il riordinamento del 1956)

A seguito del mutamento della forma istituzionale dello stato, l’O.M.S. assunse la nuova denominazione di Ordine Militare d’Italia, “rimanendo inalterato il suo statuto”- D.L. del Capo Provvisorio delle Stato n. 4 del 2 gennaio 1947 –

Solo nove anni dopo, una volta concluso l’esame delle proposte di concessione relative delle proposte di concessione relative alla guerra 1940-43 e alla Guerra di Liberazione, su impulso del maresciallo e senatore Messe, l’O.M.I. fu “riordinato” con legge 9 gennaio 1956 n. 25, sostituendo la precedente normativa.

L’art. 1 relativo alla “scopo” dell’Ordine sostituiva la dizione “servizi distinti” con “azioni distinte compiute in guerra” da unità o singoli militari. Inoltre restringeva il conferimento in tempo di pace alle sole “operazioni di carattere militare … quando siano strettamente connesse alle finalità per le quali le Forze militari dello Stato sono costituite”. Possono essere inoltre ricomprese nella fattispecie anche le operazioni di concorso alla sicurezza interna e alla protezione civile.

Lo Statuto del 1960

Con DPR 12 febbraio 1960 fu approvato, su proposta del ministro della difesa Giulio Andreotti, lo statuto dell’O.M.I.

Lo Statuto regolava anzitutto la nomina del presidente, del consiglio e del segretario, la durata (triennale) e il rinnovo (nel massimo di un terzo del consiglio), il parere, le deliberazioni e il numero legale. Lo stesso prevedeva inoltre l’avanzamento di classe in caso di successive benemerenze e disciplinava l’anzianità, l’uso delle insegne, gli onori militari, la consegna in forma solenne nonché la foggia dei distintivi.

La diposizione più importante dello statuto è però l’articolo 6, il quale specifica la fattispecie per il conferimento delle varie classi. Primo requisito comune era che il comportamento fosse stato tenuto “in azioni belliche o comunque in operazioni di carattere militare di singolare importanza” (gran croce) o almeno “di notevole utilità” (altre classi).

Secondo requisito comune era che l’operazione di fosse conclusa positivamente.

Il Gruppo Decorati

Il 23 novembre 1963, con atto notarile, nasceva per volontà di alcuni decorati il Gruppo Decorato Ordine Militare d’Italia, per “vivificare e tramandare la tradizione di gloria … incrementare i vincoli che debbano affratellare, come membri di una sola famiglia, gli insigniti, assisterli al caso e tutelare di fronte alla Autorità, gli interessi di tutti e di ognuno”.

La personalità giuridica fu riconosciuta al Gruppo con DPR 8 maggio 1968 n. 1124. Il decreto lo poneva alle dipendenze del consiglio dell’Ordine, attribuendogli la pubblica rappresentanza dei decorati dell’O.M.I., in ogni manifestazione della vita nazionale, l’assistenza ai soci e il mantenimento dei vincoli di più stretta fratellanza.

La “rivitalizzazione” dell’O.M.I.

Il conferimento della più alta decorazione militare italiana al militare partigiano Bauer (1983) fu anche un atto riparatorio verso i comandanti della Resistenza e del Corpo Volontari della Libertà, in passato esclusi dai conferimento O.M.I.

Questo atto finì poi per determinare l’inizio di una nuova fase nella storia dell’Ordine Militare d’Italia.

Il primo decorato della nuova epoca fu il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, insignito della croce di grande ufficiale con DPR n. 435 del 19 dicembre 1983.

Con DPR n. 436 del 12 marzo 1984 il presidente Sandro Pertini concedeva la croce di cavaliere al generale Franco Angioni, comandante della prima importante missione di pace compiuta dalla Forze Armate dopo il secondo conflitto mondiale.

Il precedente creato da Pertini fu ribadito dal presidente Cossiga che con decreto n. 446 del 9 gennaio 1989 insigniva della croce di cavaliere l’ammiraglio Angelo Mariani, comandante del 18° Gruppo Navale nel Golfo Persico.

Poco tempo dopo, con DPR del 13 settembre 1991, due nuove croci di cavaliere vennero conferite in occasione della partecipazione italiana alla Coalizione internazionale per la liberazione del Kuwait al Generale Mario Arpino, capo dell’unità nazionale di coordinamento aereo nell’ambito del Comando multinazionale, ed al Tenente Colonnello Antonio Urbano, che aveva svolto il maggior numero individuale di azioni belliche.

Ad oggi, sono state conferite alle Bandiere di Guerra e a singoli militari 4.184 decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia, di cui 198 sono relative alle operazioni di pace eseguite dalle Forze Armate dopo il 1982

Il Presidente della Repubblica, Capo dell’Ordine, il 4 novembre di ogni anno, consegna in una suggestiva cerimonia al Quirinale, le decorazioni al personale militare meritevole, proposto dal Ministro della Difesa.

Tratto dalla Pubblicazione “Lineamenti Storici dell’Ordine Militare d’Italia